CIMA E BALCONI DI MARTA

 

 

 

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Escursione cima Grai (m 2013)

Dal rifugio Allavena si percorre un tratto di strada asfaltata, alla fine dell’asfalto sulla destra un sentiero in graduale salita conduce nei pressi del rifugio Grai del C.A.I. di Ventimiglia, incustodito, aggiratolo un sentiero conduce alla cima, si può ridiscendere percorrendo un tratto dell’Altavia dei Monti Liguri verso la valletta, ripercorrendo tratto del sentiero degli alpini in 3 ore Difficoltà E 

Escursione cima Marta (m 2138)

Sentiero per la cima Grai, ai piedi del rifugio omonimo si continua verso destra per la rotabile militare fino a raggiungere un bivio di li a sinistra per una carrareccia si raggiungono le caserme di Marta, poi per comodo e largo sentiero si guadagna la cima, ritorno per lo stesso percorso .Possibilità di variante per il ritorno; si dovrà percorrere un evidente sentiero in discesa che condurrà alla confluenza con la rotabile militare che conduce alla valletta, di li il sentiero che porta al rifugio ore 5.30 difficoltà E.

 

 

IL VALLO ALPINO A CIMA MARTA

Storia, fortificazioni e sentieri a ridosso della frontiera
tra Collardente, Cima di Marta e Monte Toraggio.

 

 

Tratto dal libro

" Il Vallo Alpino a Cima Marta "

di

Davide Bagnaschino

 

La zona di Marta, situata sopra Colle Melosa, è molto nota, nella Provincia di Imperia, per il sentiero degli alpini, per le ferrate del Pietravecchia, per i paesaggi quasi dolomitici dei monti Toraggio e Grai e per la massiccia presenza di fortificazioni soprattutto risalenti al secondo conflitto mondiale.

 

         L’altura di Cima di Marta e il lungo costone roccioso del Balcone di Marta che si protende nella media Val Roja a dominio del bacino di Saorge, si trovarono al centro, assieme alle vicine localita’ dello spartiacque, Testa della Nava, Colle Ardente e Monte Saccarello, dei gloriosi e sanguinosi attacchi francesi dell’aprile del 1794. Tutto il crinale era stato adeguatamente fortficato dagli Austro-piemontesi; Cima Marta, Testa della Nava, Cima del Bosco e l’elevazione di Monte Saccarello rappresentavano i punti di forza di questo dispiegamento.  

      

         Alla fine del XIX secolo l’area vide la comparsa di numerosi ricoveri e di baraccamenti serviti da diverse strade militari di arroccamento. La piu’ importante era quella che aveva origine dal Colle di Tenda, attraversava il Colle della Boaria e la regione delle Carsene, raggiungendo infine il Colle Tanarello, dove vi era una casermetta per cento uomini dotata di cisterna e di stazione eliografica, realizzata nel 1891. Dal valico una carrareccia saliva al Monte Saccarello, dove, accanto ad alcuni capaci baraccamenti, venne costruita nel 1896 una batteria di appoggio armata con cannoni da 149 G in barbetta con obiettivi nel vicino territorio francese. La rotabile proseguiva quindi per l’area di Cima Marta che, trovandosi proprio di fronte alle opere francesi dell’Authion, assunse un eccezionale valore strategico diventando la posizione piu’ importante di tutto lo spartiacque: da qui era infatti possibile, sfruttando gli impervi sentieri che partivano da Saorgio e dalla Giandola, aggirare in una sola mossa i forti del Colle di Tenda e gli sbarramenti delle Alpi Liguri (Colle di Nava, Zuccarello, Altare–Vado, Melogno, Giovi, ecc.). Attorno al 1890 l’area vide la realizzazione di un campo trincerato costituito da cinque batterie esterne di appoggio armate con pezzi di medio calibro, collocate a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra in modo da sorvegliare tutte le direzioni pericolose. Due occupavano la cima e le falde settentrionali del Balcone di Marta, le rimanenti si ergevano sulla Cima di Marta, sulla Testa della Nava e sul Monte Ceriana.  Per la loro eccezionale posizione, le batterie della Marta avevano in parte assunto il carattere di opere ad azione lontana, potendo colpire direttamente obiettivi posti nel vicino territorio nemico. Il personale di presidio era ricoverato nei defilati sei baraccamenti di Marta, in grado di alloggiare 515 uomini e 30 quadrupedi. Altri due ricoveri sorgevano nei pressi di Testa della Nava.

        

         Il maggior impegno fortificatorio si ebbe con la realizzazione delle opere del Vallo Alpino, attraverso la quale la difesa degli accessi della media Roja potè trovare un’adeguata sistemazione. L’area compresa tra Cima Marta e il Monte Toraggio costituiva il Sottosettore V/B Marta e comprendeva ccomprendeva in totale diciotto opere, posizionate su una prima linea, dal Balcone di Marta all’Abrigasso alla Guglia di Girenza, e su una prima linea arretrata attestata da Cima di Marta a Monte Ceriana a Monte Grai (in parte da completare).

 

Ogni centro di resistenza aveva mediamente due casematte armate di mitragliatrici FIAT 14/35, con feritoia di fiancheggiamento. Le opere 35 bis, 36 e 37, erano provviste di piastre con corazzatura frontale, in quanto il tiro era diretto verso la linea di confine dalla quale sarebbero giunti gli assalti nemici. Gli altri centri, in grado di sbarrare le provenienze dalla Bendola-Bassa di Portighera, agivano invece attraverso il fiancheggiamento e il reciproco incrocio dei fuochi. Il raddoppio della linea di resistenza comprendeva altre quattro opere; tuttavia, allo scoppio della guerra, era ancora incompleta.

        

         Perno della sistemazione difensiva del settore era l’esteso complesso sotterraneo allestito fra il 1931 e il 1939 nelle viscere del Balcone di Marta, che costituiva la realizzazione più grande del Vallo Alpino nelle Alpi Occidentale e una tra le maggiori dell’intero panorama italiano nel campo della fortificazione contemporanea.

        

         Il nucleo principale dell’opera era costituito dalla 605a batteria in caverna per quattro cannoni da 75/27 mod. 06, avente come obiettivi la sottostante strada statale n. 20 della Val Roja, il Vallone di Grò e la Posizione di Resistenza che, snodandosi sulla Cresta di Rionard – Peluna, comprendeva le opere del Sottosettore II/A Alta Roja. I locali della batteria erano collegati internamente con gli ambienti di due centri di resistenza separati, posti a differenti livelli altimetrici, il centro 35 bis e il centro 35.  Queste due opere di fanteria avevano il compito di fiancheggiare gli accessi alla cresta e di battere frontalmente le provenienze dal territorio francese. Ogni complesso era autonomo rispetto agli altri e dotato di servizi logistici (ricoveri, depositi munizioni, viveri e acqua, posto comando e ventilazione) del tutto indipendenti. La peculiarità dell’insieme è il notevole sviluppo sotterraneo, in massima parte costituito da lunghe gallerie di comunicazione tra i vari settori dotate di ripidissime rampe di scale; l’estensione degli ambienti e dei cunicoli interamente scavati nella roccia raggiunge infatti i 1500 metri con un dislivello complessivo (compresi gli accessi all’osservatorio e all’ingresso attivo  della selletta di quota 1998) di circa 140 metri, un dato che consente di classificare l’insieme come un caso unico fra i numerosi esempi della sistemazione difensiva occidentale. Il complesso del Balcone di Marta, in tempo di crisi e quindi a effettivi completi, aveva un presidio complessivo di circa 140 uomini così suddivisi: 90 per la batteria sempre pronta, 20 per il centro di resistenza 35 bis e 30 per il centro 35. I saldati della  G.a.F. (Guardia alla Frontiera) alloggiavano nelle vicine caserme di Marta e si alternavano ogni 4-5 giorni nel presidio delle opere che, oltre a quella del Balcone di Marta, guarnivano la frontiera. In tempo di pace nella  zona di Marta si trovavano circa 150 uomini necessari a fornire la prima resistenza in caso di assalto nemico e, quindi, a garantire il funzionamento delle opere principali poste sul margine anteriore della Posizione di Resistenza.

        

          Ultimate praticamente alla vigilia del conflitto italo-francese, le opere del sottosettore ebbero l’onore di ricevere la visita del principe Umberto di Savoia e di alcuni ufficiali tedeschi. Tuttavia nelle operazioni del giugno 1940 non parteciparono ai combattimenti, in quanto questi si svolsero interamente in territorio francese. Solo due batterie campali da 149/35, posizionate all’aperto, intervennero nei pochi giorni di guerra, facendo fuoco sulle antistanti posizioni francesi dell’Authion e del Col del Raus.

        

           Nel settembre del 1943 le opere vennero definitivamente abbandonate e saccheggiate dagli abitanti della zona e dai partigiani: con la rettifica del tracciato del confine sancita dal Trattato del 1947 passarono sotto la sovranità francese.Per le sue peculiari caratteristiche strutturali e per la presenza di alcune tracce

degli impianti tecnici (porte stagne, resti degli apparecchi di ventilazione ed elettrici, denominazioni degli ambienti, ecc.) la visita alla batteria del Balcone di Marta e’ senza dubbio molto interessante.

        

           Per raggiungere il Balcone di Marta è consigliabile utilizzare l’uscita di Arma di Taggia dell’Autostrada dei Fiori (A10), dallo svincolo, raggiunta l’Aurelia (S.S. 1) si deve proseguire verso Taggia e quindi verso Molini di Triora, che si raggiunge dopo circa 23 Km.; poco prima dell’abitato, a sinistra, si distacca il tracciato della Strada Militare Molini di Triora – Colle Langan – Colle Melosa (1540 m.). Presso il Colle Langan è necessario ignorare la strada proveniente da Pigna (più comoda da percorrere per chi giunge da Ventimiglia) e proseguire a destra per Colle Melosa; qui termina il tracciato  asfaltato ed  è possibile comunque continuare sullo sterrato (anche con mezzi non propriamente fuoristrada) oppure imboccare la mulattiera sino al Monte Grai. Da qui la strada militare, in buone condizioni, in piano giunge velocemente alle Caserme di Marta e quindi, con la militare Baraccamenti di Marta – Balcone di Marta (vietata  al transito degli automezzi), sino all’opera del Balcone.

 

Trattandosi di un’opera complessa e molto estesa, è consigliabile effettuare la visita in gruppo, adeguatamente muniti di efficienti sistemi di illuminazione senza peraltro scordare la disponibilità di ulteriori lampade di emergenza. Gli ingressi del complesso sono due, posti a poca distanza l’uno dall’altro: a destra (entrata artiglieria) si accede direttamente alla batteria, il secondo (entrata fanteria) immette nel lungo cunicolo parallelo di collegamento, dal quale si poteva un tempo salire all’osservatorio (oggi chiuso in quanto utilizzato per un ripetitore) sulla vetta o proseguire in direzione dei due centri di fuoco. Iniziando la visita dalla batteria, lungo il corridoio si trovano i locali un tempo occupati dal gruppo elettrogeno e dai relativi serbatoi di benzina. Si giunge quindi, lasciata a sinistra l’ampia camerata per il presidio, ad una galleria parallela al fronte di fuoco dalla quale, secondo uno schema abbastanza consolidato, si diramano trasversalmente quattro corridoi che conducono ad altrettante casematte di artiglieria, scavate all’interno del banco roccioso che si spinge sul versante sinistro della Val Roja. Sul pavimento del cunicolo si possono ancora ritrovare i binari della piccola ferrovia Décauville sulla quale scorrevano i carrelli per il rifornimento delle munizioni.

 

Ogni casamatta era armata con cannoni da 75/27 mod. 06 con obiettivi sul sottostante vallone di Grò e sulla strada statale n. 20, a sbarramento degli stessi e a protezione delle opere di fanteria. I pezzi erano su installazione in caverna, ovvero erano montati un semplice carrello Decàuville scorrevole su rotaia fissata al pavimento. Normalmente il cannone era ritirato all’interno della casamatta; al momento dell’azione la volata veniva fatta uscire dalla feritoia praticata nella spessa ed enorme piastra piana di acciaio. Un freno idraulico, collegato alla piastra di corazzatura, permetteva di assorbire buona parte del rinculo del pezzo. L’originale e semplice installazione, la prima ad essere realizzata secondo i dettami della circolare 200, consentiva, all’occorrenza, anche una rapida sostituzione della canna del pezzo. Mentre la prima delle quattro postazioni è stata parzialmente rovinata con l’asportazione delle putrelle del tetto, le altre si presentano in ottimo stato consentendo un’agevole lettura della struttura.

 

Nella galleria di servizio, alle spalle dei corridoi che conducono alle casematte, si aprono diversi locali, originariamente adibiti a depositi proietti. Al termine della galleria, sul pavimento, si trovava una piastra girevole per il cambiamento di direzione dei binari, ora sostituita da un semplice tombino di lamiera. Svoltando a sinistra si imbocca un cunicolo trasversale che ritorna alla grande camerata truppa, un vasto ambiente con la volta ad arco che conserva ancora nelle pareti i resti delle rastrelliere per le armi e parte di un rivestimento anti umidità aggiunto in un secondo tempo. Alla fine del cunicolo si incrocia il lungo corridoio di collegamento con i centri di fanteria: da questo punto, svoltando a sinistra, si guadagna il secondo ingresso dell’opera: deviando lateralmente era, sino a pochi anni fa, possibile salire con una lunga e ripida rampa di scale all’Osservatorio, posto sulla vetta del Balcone di Marta. Voltando invece verso destra nel cunicolo principale, si raggiungono le prime ripide rampe di scale che scendono agli ambienti dei centri 35 bis e 35, certamente il tratto più suggestivo dell’intero complesso sotterraneo. Il centro 35 bis, posto sulle pendici Nord-Occidentali del rilievo, controllava il sottostante cocuzzolo del castello e le pendici erbose del Balcone con due mitragliatici in altrettante casematte incastrate nella parete rocciosa. L’opera è costituita da due gallerie che si diramano lateralmente dal cunicolo principale e che terminano ognuna ad una casamatta per mitragliatrice: verso destra, in direzione dell’Arma 1, si trovano i resti dell’impianto di rigenerazione dell’aria e, più avanti, una porta a chiusura ermetica ancora perfettamente funzionante. A sinistra, dopo aver superato un secondo vasto ricovero truppa, si raggiunge la seconda postazione per mitragliatrice.

 

Altre interminabili rampe di ripide scale e un cunicolo che sembra non aver fine, permettono di scendere al centro 35. In questo settore, caratterizzato dall’elevata presenza di umidità e da un fondo assai scivoloso, occorre prestare la massima attenzione. Il centro 35, ultima porzione del complesso, posto a diretto controllo della Bassa di Giasque, aveva tre postazioni per mitragliatrice ed un ingresso indipendente protetto da una porta garitta, ancora esistente, da cui era possibile battere con arma automatica il terreno circostante.

 

Il ritorno all’esterno deve essere effettuato risalendo interamente la lunga galleria di collegamento e le ripide rampe di scale; infatti il percorso esterno, pur percorribile, è molto scosceso ed è da compiersi interamente senza alcun sentiero. A Colle Melosa si trova il rifugio Allavena del CAI di Bordighera, aperto tutto l’anno, inoltre da qui è possibile seguire altri itinerari tra cui il notissimo Sentiero degli Alpini, che conduce ad altre fortificazioni e a panorami di rara bellezza. 

 

Riguardo all’argomento trattato, maggiori informazioni possono essere trovate nel libro “IL VALLO ALPINO A CIMA MARTA, storia, fortificazioni e sentieri a ridosso della frontiera tra Collardente, Cima di marta e Monte Toraggio” di Davide Bagnaschino, pubblicato dalla Atene Edizioni di Arma di Taggia (IM). Per chi volesse “esperienze dirette”, la S.C.A.S.  di Sanremo ( Associazione Studi Cavità Artificiali ) organizza corsi di introduzione alla fortificazione in caverna e escursioni in quota con visita delle strutture con la collaborazione della Provincia di Imperia, inoltre fornisce assistenza e supporto logistico a chiunque sia interessato a effettuare gite con visita delle opere.

 

                                                 Per informazioni ci si può rivolgere a Davide Bagnaschino

                                                 0184-598360                          349-5823142

                                           www.davidebagnaschino.it             www.scas.it

visita virtuale al complesso fortificato dei balconi di Marta

                 10^ settimana trekking          

Master

 Franco Carè