Dal rifugio Allavena si percorre un tratto di strada asfaltata, alla fine dell’asfalto sulla destra un sentiero in graduale salita conduce nei pressi del rifugio Grai del C.A.I. di Ventimiglia, incustodito, aggiratolo un sentiero conduce alla cima, si può ridiscendere percorrendo un tratto dell’Altavia dei Monti Liguri verso la valletta, ripercorrendo tratto del sentiero degli alpini in 3 ore Difficoltà E
Escursione cima Marta (m 2138)
Sentiero per la cima Grai, ai piedi del rifugio omonimo si continua verso destra per la rotabile militare fino a raggiungere un bivio di li a
sinistra per una carrareccia si raggiungono le
caserme
di Marta, poi per comodo e largo sentiero si guadagna la cima,
ritorno per lo stesso percorso .Possibilità di variante per il
ritorno; si dovrà percorrere un evidente sentiero in discesa che
condurrà alla confluenza con la rotabile militare che conduce alla
valletta, di li il sentiero che porta al rifugio ore 5.30 difficoltà
E.
IL
VALLO
ALPINO
A
CIMA
MARTA
Storia,
fortificazioni
e
sentieri
a
ridosso
della
frontiera
tra
Collardente,
Cima
di
Marta
e
Monte
Toraggio.
Tratto dal libro
" Il Vallo Alpino a Cima Marta "
di
Davide Bagnaschino
La
zona
di
Marta,
situata
sopra
Colle
Melosa,
è
molto
nota,
nella
Provincia
di
Imperia,
per
il
sentiero
degli
alpini,
per
le
ferrate
del
Pietravecchia,
per
i
paesaggi
quasi
dolomitici
dei
monti
Toraggio
e
Grai
e
per
la
massiccia
presenza
di
fortificazioni
soprattutto
risalenti
al
secondo
conflitto
mondiale.
L’altura
di
Cima
di
Marta
e
il
lungo
costone
roccioso
del
Balcone
di
Marta
che
si
protende
nella
media
Val
Roja
a
dominio
del
bacino
di Saorge,
si
trovarono
al
centro,
assieme
alle
vicine
localita’
dello
spartiacque,
Testa
della
Nava,
Colle
Ardente
e
Monte
Saccarello,
dei
gloriosi
e
sanguinosi
attacchi
francesi
dell’aprile
del
1794.
Tutto
il
crinale
era
stato
adeguatamente
fortficato
dagli
Austro-piemontesi;
Cima
Marta,
Testa
della
Nava,
Cima
del
Bosco
e
l’elevazione
di
Monte
Saccarello
rappresentavano
i
punti
di
forza
di
questo
dispiegamento.
Alla
fine
del
XIX
secolo
l’area
vide
la
comparsa
di
numerosi
ricoveri
e
di
baraccamenti
serviti
da
diverse
strade
militari
di
arroccamento.
La piu’
importante
era
quella
che
aveva
origine
dal
Colle
di
Tenda, attraversava
il
Colle
della
Boaria
e
la
regione
delle Carsene,
raggiungendo
infine
il
Colle
Tanarello,
dove
vi
era
una
casermetta
per
cento
uomini
dotata
di
cisterna
e
di
stazione
eliografica,
realizzata
nel
1891.
Dal
valico
una
carrareccia
saliva
al
Monte
Saccarello,
dove,
accanto
ad
alcuni
capaci
baraccamenti,
venne
costruita
nel
1896
una
batteria
di
appoggio
armata
con
cannoni
da
149
G
in
barbetta
con
obiettivi
nel
vicino
territorio
francese.
La
rotabile
proseguiva
quindi
per
l’area
di
Cima
Marta
che,
trovandosi
proprio
di
fronte
alle
opere
francesi
dell’Authion,
assunse
un
eccezionale
valore
strategico
diventando
la
posizione
piu’
importante
di
tutto
lo
spartiacque:
da
qui
era
infatti
possibile,
sfruttando
gli
impervi
sentieri
che
partivano
da Saorgio
e
dalla
Giandola,
aggirare
in
una
sola
mossa
i
forti
del
Colle
di
Tenda
e
gli
sbarramenti
delle
Alpi
Liguri
(Colle
di
Nava,
Zuccarello,
Altare–Vado,
Melogno,
Giovi,
ecc.). Attorno
al
1890
l’area
vide
la
realizzazione
di
un
campo
trincerato
costituito
da
cinque
batterie
esterne
di
appoggio
armate
con
pezzi
di
medio
calibro,
collocate
a
pochi
chilometri
di
distanza
l’una
dall’altra
in
modo
da
sorvegliare
tutte
le
direzioni
pericolose. Due
occupavano
la
cima
e
le
falde
settentrionali
del
Balcone
di
Marta,
le
rimanenti
si
ergevano
sulla
Cima
di
Marta,
sulla
Testa
della
Nava
e
sul
Monte
Ceriana.
Per
la
loro
eccezionale
posizione,
le
batterie
della
Marta
avevano
in
parte
assunto
il
carattere
di
opere
ad
azione
lontana,
potendo
colpire
direttamente
obiettivi
posti
nel
vicino
territorio
nemico.
Il
personale
di
presidio
era
ricoverato
nei
defilati
sei
baraccamenti
di
Marta,
in
grado
di
alloggiare
515
uomini
e
30
quadrupedi.
Altri
due
ricoveri
sorgevano
nei
pressi
di
Testa
della
Nava.
Il
maggior
impegno
fortificatorio
si
ebbe
con
la
realizzazione
delle
opere
del
Vallo
Alpino,
attraverso
la
quale
la
difesa
degli
accessi
della
media
Roja
potè
trovare
un’adeguata
sistemazione.
L’area
compresa
tra
Cima
Marta
e
il
Monte
Toraggio
costituiva
il
Sottosettore
V/B
Marta
e
comprendeva
ccomprendeva
in
totale
diciotto
opere,
posizionate
su
una
prima
linea,
dal
Balcone
di
Marta
all’Abrigasso
alla
Guglia
di
Girenza,
e
su
una
prima
linea
arretrata
attestata
da
Cima
di
Marta
a
Monte
Ceriana
a
Monte
Grai
(in
parte
da
completare).
Ogni
centro
di
resistenza
aveva
mediamente
due
casematte
armate
di
mitragliatrici
FIAT
14/35,
con
feritoia
di
fiancheggiamento.
Le
opere
35
bis,
36
e
37,
erano
provviste
di
piastre
con
corazzatura
frontale,
in
quanto
il
tiro
era
diretto
verso
la
linea
di
confine
dalla
quale
sarebbero
giunti
gli
assalti
nemici.
Gli
altri
centri,
in
grado
di
sbarrare
le
provenienze
dalla
Bendola-Bassa
di
Portighera,
agivano
invece
attraverso
il
fiancheggiamento
e
il
reciproco
incrocio
dei
fuochi.
Il
raddoppio
della
linea
di
resistenza
comprendeva
altre
quattro
opere;
tuttavia,
allo
scoppio
della
guerra,
era
ancora
incompleta.
Perno
della
sistemazione
difensiva
del
settore
era
l’esteso
complesso
sotterraneo
allestito
fra
il
1931
e
il
1939
nelle
viscere
del
Balcone
di
Marta,
che
costituiva
la
realizzazione
più
grande
del
Vallo
Alpino
nelle
Alpi
Occidentale
e
una
tra
le
maggiori
dell’intero
panorama
italiano
nel
campo
della
fortificazione
contemporanea.
Il
nucleo
principale
dell’opera
era
costituito
dalla
605a
batteria
in
caverna
per
quattro
cannoni
da
75/27
mod.
06,
avente
come
obiettivi
la
sottostante
strada
statale
n.
20
della
Val
Roja,
il
Vallone
di
Grò
e
la
Posizione
di
Resistenza
che,
snodandosi
sulla
Cresta
di
Rionard
–
Peluna,
comprendeva
le
opere
del
Sottosettore
II/A
Alta
Roja. I
locali
della
batteria
erano
collegati
internamente
con
gli
ambienti
di
due
centri
di
resistenza
separati,
posti
a
differenti
livelli
altimetrici,
il
centro
35
bis
e
il
centro
35.
Queste
due
opere
di
fanteria
avevano
il
compito
di
fiancheggiare
gli
accessi
alla
cresta
e
di
battere
frontalmente
le
provenienze
dal
territorio
francese. Ogni
complesso
era
autonomo
rispetto
agli
altri
e
dotato
di
servizi
logistici
(ricoveri,
depositi
munizioni,
viveri
e
acqua,
posto
comando
e
ventilazione)
del
tutto
indipendenti. La
peculiarità
dell’insieme
è
il
notevole
sviluppo
sotterraneo,
in
massima
parte
costituito
da
lunghe
gallerie
di
comunicazione
tra
i
vari
settori
dotate
di
ripidissime
rampe
di
scale;
l’estensione
degli
ambienti
e
dei
cunicoli
interamente
scavati
nella
roccia
raggiunge
infatti
i
1500
metri
con
un
dislivello
complessivo
(compresi
gli
accessi
all’osservatorio
e
all’ingresso
attivo
della selletta
di
quota
1998) di
circa
140
metri,
un
dato
che
consente
di
classificare
l’insieme
come
un
caso
unico
fra
i
numerosi
esempi
della
sistemazione
difensiva
occidentale.
Il
complesso
del
Balcone
di
Marta,
in
tempo
di
crisi
e
quindi
a
effettivi
completi,
aveva
un
presidio
complessivo
di
circa
140
uomini
così
suddivisi:
90
per
la
batteria
sempre
pronta,
20
per
il
centro
di
resistenza
35
bis
e
30
per
il
centro
35.
I
saldati
della
G.a.F.
(Guardia
alla
Frontiera)
alloggiavano
nelle
vicine
caserme
di
Marta
e
si
alternavano
ogni
4-5
giorni
nel
presidio
delle
opere
che,
oltre
a
quella
del
Balcone
di
Marta,
guarnivano
la
frontiera.
In
tempo
di
pace
nella
zona
di
Marta
si
trovavano
circa
150
uomini
necessari
a
fornire
la
prima
resistenza
in
caso
di
assalto
nemico
e,
quindi,
a
garantire
il
funzionamento
delle
opere
principali
poste
sul
margine
anteriore
della
Posizione
di
Resistenza.
Ultimate
praticamente
alla
vigilia
del
conflitto
italo-francese,
le
opere
del
sottosettore
ebbero
l’onore
di
ricevere
la
visita
del
principe
Umberto
di
Savoia
e
di
alcuni
ufficiali
tedeschi.
Tuttavia
nelle
operazioni
del
giugno
1940
non
parteciparono
ai
combattimenti,
in
quanto
questi
si
svolsero
interamente
in
territorio
francese.
Solo
due
batterie
campali
da
149/35,
posizionate
all’aperto,
intervennero
nei
pochi
giorni
di
guerra,
facendo
fuoco
sulle
antistanti
posizioni
francesi
dell’Authion
e
del
Col
del
Raus.
Nel
settembre
del
1943
le
opere
vennero
definitivamente
abbandonate
e
saccheggiate
dagli
abitanti
della
zona
e
dai
partigiani:
con
la
rettifica
del
tracciato
del
confine
sancita
dal
Trattato
del
1947
passarono
sotto
la
sovranità
francese.Per
le
sue
peculiari
caratteristiche
strutturali
e
per
la
presenza
di
alcune
tracce
degli
impianti
tecnici
(porte
stagne,
resti
degli
apparecchi
di
ventilazione
ed
elettrici,
denominazioni
degli
ambienti,
ecc.)
la
visita
alla
batteria
del
Balcone
di
Marta
e’
senza
dubbio
molto
interessante.
Per
raggiungere
il
Balcone
di
Marta
è
consigliabile
utilizzare
l’uscita
di
Arma
di
Taggia
dell’Autostrada
dei
Fiori
(A10),
dallo
svincolo,
raggiunta
l’Aurelia
(S.S.
1)
si
deve
proseguire
verso
Taggia
e
quindi
verso
Molini
di
Triora,
che
si
raggiunge
dopo
circa
23
Km.;
poco
prima
dell’abitato,
a
sinistra,
si
distacca
il
tracciato
della
Strada
Militare
Molini
di
Triora
–
Colle
Langan
–
Colle
Melosa
(1540
m.).
Presso
il
Colle
Langan
è
necessario
ignorare
la
strada
proveniente
da
Pigna
(più
comoda
da
percorrere
per
chi
giunge
da
Ventimiglia)
e
proseguire
a
destra
per
Colle
Melosa;
qui
termina
il
tracciato
asfaltato
ed
è
possibile
comunque
continuare
sullo
sterrato
(anche
con
mezzi
non
propriamente
fuoristrada)
oppure
imboccare
la
mulattiera
sino
al
Monte
Grai.
Da
qui
la
strada
militare,
in
buone
condizioni,
in
piano
giunge
velocemente
alle
Caserme
di
Marta
e
quindi,
con
la
militare
Baraccamenti
di
Marta
–
Balcone
di
Marta
(vietata
al
transito
degli
automezzi),
sino
all’opera
del
Balcone.
Trattandosi
di
un’opera
complessa
e
molto
estesa,
è
consigliabile
effettuare
la
visita
in
gruppo,
adeguatamente
muniti
di
efficienti
sistemi
di
illuminazione
senza
peraltro
scordare
la
disponibilità
di
ulteriori
lampade
di
emergenza.
Gli
ingressi
del
complesso
sono
due,
posti
a
poca
distanza
l’uno
dall’altro:
a
destra
(entrata
artiglieria)
si
accede
direttamente
alla
batteria,
il
secondo
(entrata
fanteria)
immette
nel
lungo
cunicolo
parallelo
di
collegamento,
dal
quale
si
poteva
un
tempo
salire
all’osservatorio
(oggi
chiuso
in
quanto
utilizzato
per
un
ripetitore)
sulla
vetta
o
proseguire
in
direzione
dei
due
centri
di
fuoco. Iniziando
la
visita
dalla
batteria,
lungo
il
corridoio
si
trovano
i
locali
un
tempo
occupati
dal
gruppo
elettrogeno
e
dai
relativi
serbatoi
di
benzina.
Si
giunge
quindi,
lasciata
a
sinistra
l’ampia
camerata
per
il
presidio,
ad
una
galleria
parallela
al
fronte
di
fuoco
dalla
quale,
secondo
uno
schema
abbastanza
consolidato,
si
diramano
trasversalmente
quattro
corridoi
che
conducono
ad
altrettante
casematte
di
artiglieria,
scavate
all’interno
del
banco
roccioso
che
si
spinge
sul
versante
sinistro
della
Val
Roja.
Sul
pavimento
del
cunicolo
si
possono
ancora
ritrovare
i
binari
della
piccola
ferrovia
Décauville
sulla
quale
scorrevano
i
carrelli
per
il
rifornimento
delle
munizioni.
Ogni
casamatta
era
armata
con
cannoni
da
75/27
mod.
06
con
obiettivi
sul
sottostante
vallone
di
Grò
e
sulla
strada
statale
n.
20,
a
sbarramento
degli
stessi
e a
protezione
delle
opere
di
fanteria.
I
pezzi
erano
su
installazione
in
caverna,
ovvero
erano
montati
un
semplice
carrello
Decàuville
scorrevole
su
rotaia
fissata
al
pavimento.
Normalmente
il
cannone
era
ritirato
all’interno
della
casamatta;
al
momento
dell’azione
la
volata
veniva
fatta
uscire
dalla
feritoia
praticata
nella
spessa
ed
enorme
piastra
piana
di
acciaio.
Un
freno
idraulico,
collegato
alla
piastra
di
corazzatura,
permetteva
di
assorbire
buona
parte
del
rinculo
del
pezzo.
L’originale
e
semplice
installazione,
la
prima
ad
essere
realizzata
secondo
i
dettami
della
circolare
200,
consentiva,
all’occorrenza,
anche
una
rapida
sostituzione
della
canna
del
pezzo. Mentre
la
prima
delle
quattro
postazioni
è
stata
parzialmente
rovinata
con
l’asportazione
delle
putrelle
del
tetto,
le
altre
si
presentano
in
ottimo
stato
consentendo
un’agevole
lettura
della
struttura.
Nella
galleria
di
servizio,
alle
spalle
dei
corridoi
che
conducono
alle
casematte,
si
aprono
diversi
locali,
originariamente
adibiti
a
depositi
proietti.
Al
termine
della
galleria,
sul
pavimento,
si
trovava
una
piastra
girevole
per
il
cambiamento
di
direzione
dei
binari,
ora
sostituita
da
un
semplice
tombino
di
lamiera. Svoltando
a
sinistra
si
imbocca
un
cunicolo
trasversale
che
ritorna
alla
grande
camerata
truppa,
un
vasto
ambiente
con
la
volta
ad
arco
che
conserva
ancora
nelle
pareti
i
resti
delle
rastrelliere
per
le
armi
e
parte
di
un
rivestimento
anti
umidità
aggiunto
in
un
secondo
tempo.
Alla
fine
del
cunicolo
si
incrocia
il
lungo
corridoio
di
collegamento
con
i
centri
di
fanteria:
da
questo
punto,
svoltando
a
sinistra,
si
guadagna
il
secondo
ingresso
dell’opera:
deviando
lateralmente
era,
sino
a
pochi
anni
fa,
possibile
salire
con
una
lunga
e
ripida
rampa
di
scale
all’Osservatorio,
posto
sulla
vetta
del
Balcone
di
Marta. Voltando
invece
verso
destra
nel
cunicolo
principale,
si
raggiungono
le
prime
ripide
rampe
di
scale
che
scendono
agli
ambienti
dei
centri
35
bis
e
35,
certamente
il
tratto
più
suggestivo
dell’intero
complesso
sotterraneo.
Il
centro
35
bis,
posto
sulle
pendici
Nord-Occidentali
del
rilievo,
controllava
il
sottostante
cocuzzolo
del
castello
e
le
pendici
erbose
del
Balcone
con
due
mitragliatici
in
altrettante
casematte
incastrate
nella
parete
rocciosa.
L’opera
è
costituita
da
due
gallerie
che
si
diramano
lateralmente
dal
cunicolo
principale
e
che
terminano
ognuna
ad
una
casamatta
per
mitragliatrice:
verso
destra,
in
direzione
dell’Arma
1,
si
trovano
i
resti
dell’impianto
di
rigenerazione
dell’aria
e,
più
avanti,
una
porta
a
chiusura
ermetica
ancora
perfettamente
funzionante.
A
sinistra,
dopo
aver
superato
un
secondo
vasto
ricovero
truppa,
si
raggiunge
la
seconda
postazione
per
mitragliatrice.
Altre
interminabili
rampe
di
ripide
scale
e
un
cunicolo
che
sembra
non
aver
fine,
permettono
di
scendere
al
centro
35.
In
questo
settore,
caratterizzato
dall’elevata
presenza
di
umidità
e
da
un
fondo
assai
scivoloso,
occorre
prestare
la
massima
attenzione.
Il
centro
35,
ultima
porzione
del
complesso,
posto
a
diretto
controllo
della
Bassa
di
Giasque,
aveva
tre
postazioni
per
mitragliatrice
ed
un
ingresso
indipendente
protetto
da
una
porta
garitta,
ancora
esistente,
da
cui
era
possibile
battere
con
arma
automatica
il
terreno
circostante.
Il
ritorno
all’esterno
deve
essere
effettuato
risalendo
interamente
la
lunga
galleria
di
collegamento
e
le
ripide
rampe
di
scale;
infatti
il
percorso
esterno,
pur
percorribile,
è
molto
scosceso
ed
è
da
compiersi
interamente
senza
alcun
sentiero.
A
Colle
Melosa
si
trova
il
rifugio
Allavena
del
CAI
di
Bordighera,
aperto
tutto
l’anno,
inoltre
da
qui
è
possibile
seguire
altri
itinerari
tra
cui
il
notissimo
Sentiero
degli
Alpini,
che
conduce
ad
altre
fortificazioni
e a
panorami
di
rara
bellezza.
Riguardo
all’argomento
trattato,
maggiori
informazioni
possono
essere
trovate
nel
libro
“IL
VALLO
ALPINO
A
CIMA
MARTA,
storia,
fortificazioni
e
sentieri
a
ridosso
della
frontiera
tra
Collardente,
Cima
di
marta
e
Monte
Toraggio”
di
Davide
Bagnaschino,
pubblicato
dalla
Atene
Edizioni
di
Arma
di
Taggia
(IM).
Per
chi
volesse
“esperienze
dirette”,
la
S.C.A.S.
di
Sanremo
(
Associazione
Studi
Cavità
Artificiali
)
organizza
corsi
di
introduzione
alla
fortificazione
in
caverna
e
escursioni
in
quota
con
visita
delle
strutture
con
la
collaborazione
della
Provincia
di
Imperia,
inoltre
fornisce
assistenza
e
supporto
logistico
a
chiunque
sia
interessato
a
effettuare
gite
con
visita
delle
opere.
Per
informazioni
ci
si
può
rivolgere
a
Davide
Bagnaschino