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Boschi di larici
e pareti vertiginose
E' il monte più
alto della dorsale tra Nervia e Roja, ma, rispetto al vicino
Toraggio, si presenta molto più tozzo ed ha un fascino che conquista più
lentamente. La vetta è un'ampia cupola erbosa e il versante nord è
un anonimo pendio coperto di larici. La "via normale" al
Pietravecchia è una stradina ex militare che, salendo nel bosco,
giunge a pochi metri dalla sommità: una tranquilla passeggiata per
turisti che regala un magnifico panorama. Il versante opposto, però,
ha un aspetto completamente diverso: il monte cambia improvvisamente
carattere e precipita sull'alta Vai Nervia con vertiginose pareti
calcaree. Visto dalla vetta del Toraggio, il Monte Pietravecchia
appare in tutta la sua imponenza, con l'ampia fascia verticale di
calcari compatti che sostiene la vetta, poggiando su cenge erbose
sfuggenti e immensi dirupi di friabili calcari argillosi. Sembra
proprio un'altra montagna, gigantesca e severa, quasi dolomitica.
Nella guida Alpi Liguri di Euro Montagna e Lorenzo Montaldo,
pubblicata nel 1981, è citata una prima ascensione alla parete
sud-ovest del Monte Pietravecchia, effettuata nel lontano 1926
da Guglielmo Kleudgen e Francesco Salesi. Il sanremese Salesi è
stato uno tra i più appassionati esploratori delle Alpi Marittime,
autore di un gran numero di vie nuove
distribuite nel lunghissimo arco di tempo che va dalla seconda metà
degli anni Venti alla fine degli anni Sessanta. Quella al
Pietravecchia, una delle sue prime realizzazioni giovanili, fu
portata a termine lungo facili rampe erbose con una fessura finale
di Ill grado superiore. Nella suddetta guida non compaiono altri
itinerari alpinistici, nessuna via di salita sulle grandi bastionate
poste ad oriente della rampa percorsa da Salesi. Se si esclude il
noto "Sentiero degli Alpini" che passa molto in basso, alla base
delle rocce, il versante sud del Monte Pietravecchia è stato
trascurato da escursionisti e alpinisti fino alla fine degli anni
Ottanta. Poi, improvvisamente, tra il 1989 e il 1990, sono stati
segnalati nuovi sentieri e sono state attrezzate ardite vie
ferrate sulle verticali pareti superiori. Ora il Pietravecchia
contende il ruolo di protagonista all'aguzzo Toraggio, ma le nuove
ferrate, opera dì Aldo Candian, Andrea Carminati e Salvatore
Gulifa,
sono un po' artificiose: invece di sfruttare le linee di debolezza
più evidenti, sembra vadano apposta a cercare placche lisce e
strapiombi, superandoli con largo uso di cavi d'acciaio e gradini
infissi nella roccia,
Una
flora estremamente ricca e varia
Elenco di di alcuni fiori rari presenti sui
prati del Monti Toraggio-Pietravecchia e lungo i margini del
sentiero degli Alpini Narcissus pseudonarcissus
( Narciso Trombone
) Echinops ritro ( Cardo pallottola azzurra ) Leunzea conifera (
Fiordaliso ovoide )Stemmacatha heleniifolia. ( Rapòntico di Bicknel ) Endemismo delle
Alpi liguri, rinvenuto finora solo in quattro località, due in
provincia di Imperia zona Monte Toraggio e Saccarello e due in
provincia di Cuneo, zona Monte Marguareis e la Saline.Jovibarba allionii.
( Semprevivo di Allioni )
Gentiana
ligustica.
( Genziana Ligure ) Gentiana lutea ( Genziana
maggiore ) Frittillaria tubaeformis. (Meleàgride di Moggridge)
Endemismo delle Alpi Liguri e Marittime, il cui aerale è compreso
tra i monti dell’entroterra di Albenga ed il Colle della Maddalena.
Lilium bulbiferum. ( Giglio rosso, giglio di S. Giovanni ) Lilium Martagon. ( Giglio martagone ) Lilium pomponium.
( Giglio pomponio )
endemismo ligura-provenzale, ritrovato in Italia soltanto nell’Imperiese,
in special modo nella zona prati del Toraggio, ai bordi del sentiero
degli Alpini, Gray, Pietravecchia e Marta. Tùlipa australis. (
Tulipano dei monti ) Vive nelle zone Prati del Toraggio,
Pietravecchia Gray, Marta e balconi di Marta.Nigritella nigra. Vive
nelle stesse zone sopra elencate. È’ una specie delle fredde regioni
settentrionali e delle alte catene montuose Europee, la specie quì
da noi è stata rinvenuta nelle Alpi Liguri sino al confine con la
Francia. Nigritella nigra corneliana. ( Nigritella delle alpi sud
occidentali ) E’ un bell’endemismo delle Alpi sud occidentali,
reperibile sempre nelle zone sopracitate.Orchis mascula. ( Orchidea
maschia ) Orchis militaris. (Orchidea militare) è stata segnalata
nell’estremo lembo Imperiese e Savonese.
Peonia
officinalis. Rara nel resto d’ Europa, in Italia compare nelle Alpi
Liguri meridionali al confine con la Francia e soltanto
nell’Appennino Parmigiano, Umbro e Abruzzese. Soldanella alpina. E’
più comune sui rilievi elevati della Alpi Liguri, specie nella zona
al confine con la Francia. ( Le nostre ) Pulsatilla alpina.
(
Anemone alpino ) Predilige le zone pretive montane e subalpine, ha
un areale molto vasto, che comprende le montagne dell’Europa e buona
parte dell’America del Nord. In Italia è presente sulle Alpi e
sull’Appennino fino alla Campania. Nella nostra regione compare
sporadicamente sulle vette Appenniniche, diviene più frequente sulla
Alpi Liguri specie al confine con la Francia.
Pulsatilla
alpina ( L. ) Delarbre. Un pregevole adattamento è dato dai frutti,
che sono prolungati in una lunga resta piumosa, il pregio della
rarità nella Liguria occidentale è il significato di un bellissimo
relitto glaciale: un concetrato di adattamenti al freddo clima delle
vette ed alla assenza di inzetti pronubi Eryngium spinalba. ( Regina
Delle Alpi ) condivide con l’alpinum il nobile appellativo di
“regina delle Alpi”, si tratta di un interessante endemismo
ligure-provenzale, presente in Italia, ed in Liguria soltanto
nell’estremo ponente Imperiese al confine con la Francia. Grazie
alla loro posizione, al confine tra le Alpi e il Mediterraneo, i
monti Toraggio e Pietravecchia sono un vero e proprio paradiso per i
botanici.
Master
Franco Carè
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A |
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VIA DEI NONNI |
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B |
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VARIANTE CARMINATI |
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C |
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PILASTRO CANDIAN |
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D |
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USCITA GULIFA |
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E |
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USCITA NORMALE FACILE |
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F |
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CAMINO DEI CORVI |
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G |
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USCITA MADONNINA |
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Dalla Colla
Melosa, per il "sentiero alto" e la rampa della via "Salesi”
Difficoltà. EE Dislivello: 600 m circa Tempo di salita. 2.30-3 ore
Materiale utile. imbragatura, spezzoni di corda e moschettoni a
ghiera, per assicurarsi ai cavi d'acciaio.
E' un itinerario molto interessante, in ambiente "dolomitico". Le
difficoltà sono di poco superiori a quelle dei Sentiero degli
Alpini, che si snoda alcune centinaia di metri più in basso. Il
percorso è interamente segnalato e i tratti rocciosi sono attrezzati
con cavi d'acciaio. Alla Colla Melosa, punto di partenza
dell'itinerario, si trova il Rifugio Allavena (tel. 0184/241155), di
proprietà della Sezione di Bordighera del CAI.
Accessi stradali: A) Uscendo al casello di Arma di
Taggia dell'autostrada Genova-Ventimiglia, si prende a sinistra la
SS 548 che risale la Valle Argentina; giunti all'ingresso di Molini
di Triora, si imbocca a sinistra la strada provinciale che sale alla
Colla Langan, e da qui si continua a destra per la Colla Melosa(1540
m). B) Da Ventimiglia o da Bordighera si percorre la via
Aurelia fino a Nervia, quindi si prende la strada provinciale che
risale la valle omonima; dopo aver superato Pigna, si raggiunge la
Colla Langan e poi si continua a sinistra per la Colla Melosa.
AVVICINAMENTO:
dal rifugio Allavena, si prosegue con l’autovettura per la
sterrata che sale al rifugio Grai, e si parcheggia, circa 1
Km. prima di quest’ultimo, in un piccolo spiazzo in corrispondenza
di una deviazione sulla sinistra, che si segue a piedi traversando
in piano in direzione Sud, fino al colletto alle pendici
settentrionali del Monte Pietravecchia. Si continua a
seguire a seguire la carrareccia che si inerpica ora a tornanti sul
fianco boscoso settentrionale del monte, fino a sbucare sul prativo
altipiano sommitale, dove si va a reperire l’uscita delle
Ferrate F.lli Carminati.
In
particolare, con un traverso orizzontale su cavi (tenere la destra)
alla sommità della parete, si giunge all’uscita della Ferrata Dei
Nonni, presso la quale è posto il primo ancoraggio per le
doppie (30 minuti massimo).
In
alternativa si può giungere all’attacco col sentiero anello del
Pietravecchia (1 ora e 40 min.) o in discesa dalla cengia Salesi (1
ora).
La via
attacca nel punto più basso (sotto grandi fasce strapiombanti)
della porzione più alta della parete Sud del Monte P.,
100m. a sinistra dell’attacco della Ferrata Carminati.
A:
L1: placche abbattute,3 a con passo di 4 b.
L2: strapiombino di 5a e traverso di 4c.
L3: tiro obliquo a sinistra su muro verticale
di 6c/6c+. continuo con uscita di 5c+.
L4: placca tecnica di 6b e muretto di uscita
di 6a+.
L5: tiro continuo di 6a+ con passo di 6b+
verso l’uscita.
L6: facile tiro di trasferimento a destra 3 a.
L7: passaggio di Ao (probabile singolo di 6c)
con traverso a sinistra di 6 a.
L8: Placca di uscita di 4c/5a.
La via è interamente
attrezzata a fix. 10 mm. Utili 10 rinvii, mezze corde da 50 m. e
casco. a roccia è un calcare che alterna tratti compattissimi a
brevi sezioni fratturate ed erbose. Buona arrampicata.
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Parete sud – sud/ovest, via Aprite la
gabbia agli uccellini, Fabio Palazzo, Ezio Rinaudo e
Mariano Galtieri il 11 settembre 2001.Sviluppo: 140 m
Difficoltà: TD + (6 c/A0 (7 a +) max., 6 a + obb.)
Avvicinamento: dalla colla Melosa si sale quasi in
vetta al Pietravecchia, poco prima si scende
(ometto) la cengia Salesi attrezzata con cavi fissi
e si arriva sotto i pilastri del versante S/O, si prosegue verso
sinistra e in 5 minuti si giunge alla base (nicchia con albero).
Salita: L1) 6 a +, 6 c +, 5c/6 a; L2) 6 b +, 6 a +;
L3) 6 b +, 6 a; L4) facile spostamento; L4 bis) 6 b +, 7 a +.
Discesa: in doppia sulla via.
Note: via su roccia ottima prestare attenzione all’
uscita dell’ ultimo tiro, attrezzata a fix utili friend piccoli.
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Contrafforte
sud – est, Spigolo di Mariossandro,
Sandro Barale e Mario Innino nell’estate 2000 –
2001.
Sviluppo: 130 m circa.
Difficoltà: TD + (6 b max., 6 a + obb.)
Avvicinamento: dal rifugio Allavena (1540 m) si
prosegue sulla strada sterrata e si parcheggia al primo tornante
dove ha inizio il sentiero degli Alpini. Si percorre a piedi il
sentiero fino ai pressi di una fontana, da dove si segue il sentiero
per il vallone dei camosci; dopo 50 m circa ci si dirige verso
destra(ometti) fino alla base dello spigolo (20 minuti, spit
visibili).
Salita: (vedi schizzo).
L1) 6 b; L2) 6 a +; L3) 5 +; L4) 6 a +; L5) 6 a.
Discesa: in doppia sulla via, oppure dalla vetta a
piedi per prati.
Note: la via è attrezzata a spit, sono utili 12
rinvii e due corde da 50 m.
Parte del libro Vette delle Alpi
"Dalla LIguria al Monviso"
di Andrea Parodi
ESCURSIONE
Itinerario:
dalla Colla Melosa si segue per circa 600 metri la strada in terra
battuta che sale al Monte
Grai. Si imbocca quindi a sinistra un
sentiero (segnavia: un triangolo rosso), che all'inizio è
pianeggiante e poi scende ripido (corde metalliche), per
attraversare l'alveo roccioso di un torrentello. Dopo aver superato
un altro rio, si sale fino ad un bivio e da qui si continua a
sinistra in lieve discesa, verso il Sentiero degli Alpini.
Costeggiando alla base le prime bastionate rocciose, si giunge ad
una fonte che scaturisce dalla viva roccia. Poco dopo si abbandona
il Sentiero degli Alpini e si prende a destra un sentierino
(segnalato con il triangolo rosso) che sale con qualche tornante. Si
prosegue verso ovest lungo piccole cenge
rocciose sormontate da
strapiombi (cavi d'acciaio) e poi si tagliano
i pendii erbosi alla
base delle pareti superiori dei Pietravecchia, Lasciato a destra
l'attacco della via ferrata "Agostino Mauro", si contorna un dosso
erboso, oltre il quale si trova l'attacco della via ferrata Fratelli Carminati". Dopo un breve tratto in piano, il sentiero sale lungo un
costone detritico, quindi aggira un secondo dosso. A questo punto si
abbandona il sentiero principale (che va ad aggirare i contrafforti
occidentali del Pietravecchia) e si prende a destra una rampa
erbosa, che sale obliquamente tra le rocce. La rampa è interrotta da
una paretina rocciosa di una decina di metri, attrezzata con fittoni
e cavo d'acciaio. Dopo averla
superata, si prosegue facilmente per
tracce, raggiungendo in breve il dorso sommitale, poco ad oriente
dei punto culminante. Discesa. si scende lungo il costone
orientale per tracce di sentiero, fino ad un'ampia sella a quota
1740 circa. Da qui si continua a sinistra lungo un sentiero, che
scende in diagonale tra i larici dei versante nord-est. Dopo aver
attraversato un tratto roccioso (cavi metallici), si raggiunge la
strada sterrata che sale al Monte Grai (quota 1660); seguendola in
discesa si ritorna alla Colla Melosa.
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