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_small.jpg)
DESCRIZIONE;
Gusci a
forma
di
moneta
inglobati
nel
calcare
I monti
Toraggio,
Pietravecchia
e Grai
si
innalzano
sullo
spartiacque
tra
Nervia
e Roia,
al
confine
tra la
Liguria
e la
Francia.
Malgrado
la
vicinanza
del
mare
(le
spiagge
di San
Remo e
Bordighera
distano
solo
una
ventina
di
chilometri),
si
tratta
di
montagne
di
tutto
rispetto,
gigantesche
e
dirupate.
Il
Toraggio,
in
particolare,
è una
bella
montagna
piramidale,
che
emerge
dalla
cresta
di
confine
con
ardite
pareti
rocciose.
E’
dotato
di due
vette
gemelle,
collegate
da una
cresta
frastagliata
lunga
circa
250
metri .
Nella
guida
Alpi
Liguri
di Euro
Montagna
e
Lorenzo
Montaldo
si
legge
che la
Cima
Orientale
è la
più
elevata.
Sulla
carta
della
Regione
Liguria
in
scala
1:
10.000
risulta
invece
che la
Cima
Orientale
è alta
1971.3
m e la
Cima
Occidentale
1971.6
m. Le
pareti
superiori
del
Toraggio
e del
Pietravecchia
sono
costituite
da
calcari
nummulitici,
rocce
molto
ricche
di
fossili,
tra
cui,
appunto
le
nummuliti.
Si
tratta
di
antichissimi
organismi
unicellulari,
oggi
estinti,
che
vivevano
su
fondi
marini
calcarei
o
sabbiosi.
Il loro
nome
deriva
dal
latino
nummus
(moneta)
ed è
dovuto
alla
forma
discoidale
del
guscio,
che
negli
esemplari
di
maggiori
dimensioni
ha un
diametro
di
alcuni
centimetri.
Guardando
attentamente
la
roccia,
è
possibile
individuare
le
nummuliti
in essa
inglobate.
Nelle
giornate
limpide,
il
Monte
Toraggio
offre
un
panorama
stupendo:
< ci
dirigemmo
nella
vetta,
inerpicandoci
per le
rocce
ed in
mezzo
ai
mobili
detriti
delle
stesse
e, dopo
mezz’ora
di
malagevole
cammino,
arrivammo
sulla
punta
del
Toraggio,
da dove
si
offriva
al
nostro
sguardo
uno
spettacolo
grande
ed
imponente.
A nord
e
nord-ovest
si
vedevano
giganteggiare
nel
fondo
le Alpi
Marittime
con le
cime
nevose
del
Diavolo,
del
Bego,
del
Claper
e
dell’Abisso,
nonché
le
vette
che
delineano
la
catena
la
quale
staccandosi
dal
gruppo
centrale
si
prolunga
verso
est con
le cime
delle
Saline,
delle
Colme,
il
Mongioie,
il
Pizzo
di
Conolia
e,
ultimo
il
Pizzo
d’Ormea.
A sud
si
contemplavano
le
ridenti
vallate
della
Roja e
della
Nervia,
popolate
di
borghi
e di
villaggi;ed
in
lontananza
le
acque
del
mare
Lugustico,
che non
agitate
dal
vento
sembravano
formare
un
immenso
lago
d’olio.>
Giacomo
Gentile
rivista
mensile
C.A.I.
anno
1989.
Sede di
un dio
o luogo
di
pascolo?
Sull’origine
del
nome
Toraggio
(in
dialetto
Turagge)
non
esiste
ancora
una
spiegazione
definita.
Nel
libro
Toponomastica
Intemelia,
Nino
Lamboglia
scrive:
“il
nome di
questa
montagna
è
evidentemente
uno dei
più
antichi
della
regione.
Un
seducente
ravvicinamento
potrebbe
tentarsi
con la
divinità
Torevaius,
attestata
a
Cemenelum;
in tal
caso il
toponimo
conterrebbe
il
ricordo
di un
culto
topico
a
questo
monte,
dominate
la val
Nervia,
parallelamente
al Bego
che
domina
la val
Roia, e
si
risalirebbe
alla
voce
alpina
t(u)or,
ancora
vitale
nelle
Alpi
Marittime
in
senso
di
“cima”
e che
abbraccia
un’amplissima
area
mediterranea
e
preindoeuropea.
Ma è
più
semplice
pensare
o a una
base
tauraricum,
allusivo
ad
antichi
diritti
di
pascolo
(il
riflesso
indigeno
di –ati-cu
è
veramente
–aigu-,
ma
concorre
l’esito
–age-,
d’influenza
provenzale
e più
genericamente
d’influenza
letteraria),
od
anche
turraculum
svolto
nello
stesso
modo di
fenuculum,
cuniculum,
che
danno
fenuggiu,
cuniggiu”.
Sempre
a
proposito
del
nome,
nell’opuscolo
di
Gilberto
Calandri
il
Monte
Toraggio,
caratteri
geomorfologici
e
ideologici
si
legge:
“il
toponimo
Toraggio
è senza
dubbio
antico,
di
epoca
romana.
Incerto
se
derivi
da
turris
(con
riferimento
alla
forma a
torrione
della
parte
più
elevata
della
montagna)
o da
taurus
(da una
divinità
preromana
e forse
in
connessione
con il
pascolo,
come
proposto
dal
Lamboglia)”.
Un
ardito
sentiero
tra
balze e
dirupi
La
posizione
periferica
e la
roccia
a
tratti
friabile
e a
tratti
troppo
compatta
hanno
fatto
si che
i monti
Toraggio
e
Petraveccia
non
siano
mai
stati
presi
seriamente
in
considerazione
dagli
alpinisti.
Per
quanto
riguarda
il
Toraggio,
nella
guida
di
Montagna
e
Montaldo
(pubblicata
nel
1981)
viene
descritta,
senza
menzionare
gli
autori
della
prima
ascensione,
un’unica
via di
roccia
sul
versante
nord-est,
con il
passaggio
chiave
costituito
da un
cammino
di 30
metri
che
oppone
difficoltà
di III°
grado,
e viene
citata
una
variante
più
difficile
lungo
il filo
di uno
sperone. D’
inverno,
con
neve
ben
assestata,
presentano
un
certo
interesse
alpinistico
i
canalini
del
versante
nord-ovest.
Il
Toraggio
viene
frequentato
soprattutto
dagli
escursionisti,
che ne
raggiungono
la
sommità
percorrendo
lo
spettacolare
“Sentiero
degli
Alpini”,
in
parte
scavato
nella
viva
roccia.
A tal
proposito,
Enrico
Martini
scrive
:”I
versanti
in
territorio
francese,
ripidi
ma
compatti,
sono
attraversati
da una
mulattiera
che,
già nel
secolo
scorso,
era
perfettamente
agibile
e ben
frequentata;
quelli
italiani,
nell’intervallo
tra le
due
guerre
mondiali,
vennero
dotati
di un
tracciato
quasi
simmetrico
ma ben
più
ardito,
dato
che i
pendii
attraversati
sono in
buona
parte
un
susseguirsi
di
balze
scoscese,
dirupi
e
burroni.
L’opera
che
prese
il nome
di
“Sentiero
degli
Alpini”
venne
decisa
per
poter
disporre
di
un’alternativa
alla
mulattiera
settentrionale,
a quei
tempi
ancora
italiana
ma
inagibile
per
lunghi
mesi, a
causa
della
neve;
inoltre
il suo
tracciato
era
invisibile
ai
francesi,
attestai
sui
rilievi
a
occidente
del
fiume
Roia.
Le
difficoltà
che si
opposero
agli
edificatori
di
quest’opera
furono
gravissime:
alle
avversità
climatiche
si
aggiunsero
quelle
determinate
dalla
natura
della
roccia,
fortemente
fessurata
per
effetto
delle
terribili
sollecitazioni
che
generarono
queste
montagne.
Quando
la
mulattiera
venne
terminata,
essa
doveva
costituire
un’opera
grandiosa,
degna
di
competere
con le
celebrate
vie
degli
Alpini
e dei
Kaiserjager
sulle
Alpi
orientali.
Oggi,
dopo 40
anni di
colpevole
abbandono
( solo
sezioni
del CAI
–
Bordighera,
San
Remo,
Ventimiglia
vi
effettuano
piccoli
lavori
di
ripristino),
essa ha
perso
gran
parte
della
sua
perfetta
agibilità:
nei
tratti
meno
scoscesi
e sotto
le rupi
verticali
il
primitivo
tracciato
si
conserva;
in
altri
punti,
e
soprattutto
in
corrispondenza
dei
numerosi
selvaggi
canaloni
che
scendono
dai
crinali
più
elevati,
la
mulattiera
è
irrimediabilmente
scomparsa
e le
frane
di
massi
si
accaniscono
contro
le
corde
metalliche,
disposte
periodicamente
con
certosina
pazienza.
Miriadi
di
faville
ardenti
e
pioggia
di doni
per
tutti i
bambini
I monti
Toraggio,
Pietravecchia
e Grai
sono i
protagonisti
di
un’antica,
dolcissima
leggenda
dell’alta
Val
Nervia,
riportata
da Enzo
Bernardini
nel
libro
La
provincia
di
Imperia
– La
Riviera
e il
suo
entroterra
: “Ogni
anno,
durante
la
notte
della
vigilia
dell’Epifania
passano
in alto
, a
cavallo,
sul
nostro
cielo,
i tre
re Magi
Gaspare,
Melchiorre
e
Baldassarre
con il
loro
brillante
seguito,
guidati
dalla
stella,
che li
condurrà
dov’è
nato Il
Salvatore.
I
generosi
cavalli
galoppano
veloci
per non
giungere
in
ritardo
all’appuntamento
e
trovano
sul
loro
cammino
l’ultimo
ostacolo
delle
immacolate
vette
dei
monti
Grai,
Pietravecchia
e
Toraggio,
i
giganti
dell’alta
Val
Nervia.
Dopo
potranno
prendere
lo
slancio
verso
l’ampia
distesa
del
mare e
raggiungere
Betlemme.
Dall’urto
possente
dei
loro
zoccoli
ferrati
sulle
rocce
delle
nostre
montagne
si
sprigionano
miriadi
di
faville
ardenti
, che
formano
nel
cielo
nuvole
di luce
d’oro,
dalle
quali
cade
una
fatata
pioggia
di doni
per
tutti i
bambini
dei
paesi
di
quelle
montagne.
Pioggia
che
scende
dal
cielo,
batte
sui
tetti
delle
case,
sui
davanzali
delle
finestre,
entra
attraverso
i
comignoli
e
finalmente
giunge
nelle
cucine,
dove il
mattino
dell’Epifania
fanno
la
gioia
dei
bambini.
|
|
|

Sentiero
degli
Alpini

Passaggio
nord-ovest

Panoramica
sul
mare
dal
Toraggio
Peonia
|
|

Fontana

Gola
dell'Incisa

Panoramica
sulle
Alpi
dal
Toraggio

Toraggio
lato
Francese
 |


Il
tempo
che
farà

DAL
LIBRO
VETTE
DELLE
ALPI “
DALLA
LIGURIA
AL
MONVISO”
DI
ANDREA
PARODI
Foto di
Franco
Carè
|

ESCURSIONE
ITINERARIO
Dalla
Colla
Melosa
si
segue
per
circa
600
metri
la
strada
in
terra
battuta
che
sale
al
Monte
Grai.
Giunti
al
tornante
dove
si
trova
la
"fontana
Itala"
si
imbocca
a
sinistra
un
sentiero
(segnavia:
un
triangolo
rosso),
che
all'inizio
è
pianeggiante
e
poi
scende
ripido
(corde
metalliche)
per
attraversare
l'alveo
roccioso
di
un
torrentello.
Dopo
aver
superato
un
altro
rio,
si
sale
fino
ad
un
bivio
e
da
qui
si
continua
a
sinistra
in
lieve
discesa
verso
il
Sentiero
degli
Alpini.
Costeggiando
alla
base
le
prime
bastionate
rocciose,
si
giunge
ad
una
fonte
che
scaturisce
dalla
viva
roccia,
quindi
si
attraversa
una
breve
galleria.
Il
Sentiero
degli
Alpini
prosegue
con
vari
saliscendi,
tagliando
le
bastionate
inferiori
dei
Monte
Pietravecchia.
Si
percorrono
tratti
scavati
nella
roccia
e
altri
in
cui
la
mulattiera
è
franata,
attrezzati
con
cavi
d'acciaio.
Si
sale
quindi,
con
una
serie
di
tornanti,
alla
Gola
dell'incisa
(1685
m;
1.45-2
ore
dalla
Colla
Melosa),
intaglio
roccioso
posto
sulla
cresta
di
confine,
tra
il
Monte
Pietravecchia
e
la
cresta
nord
dei
Toraggio.
Si
continua
sul
versante
italiano,
lungo
il
sentiero
che
taglia
gli
scoscesi
fianchi
orientali
dei
Monte
Toraggio.
Dopo
aver
superato
alcuni
tratti
esposti,
attrezzati
con
cavi
metallici,
si
sbuca
sui
prati
dei
versante
sud,
che
si
attraversano
in
lieve
discesa
fino
ad
incontrare
l'Alta
Via
dei
Monti
Liguri.
Seguendola
verso
destra,
si
sale
con
alcuni
tornanti
al
Passo
di
Fonte
Dragurina
(non
perenne),
quindi
taglia
in
lieve
discesa
i
fianchi
nord
occidentali
del
Toraggio,
in
gran
parte
coperti
di
larici,
e
riporta
alla
Gola
deil'incisa.
Da
qui
si
prosegue
in
salita
lungo
l'Alta
Via
dei
Monti
Liguri,
che
aggira
a
ovest
il
Monte
Pietravecchia.
Giunti
sui
prati
dei
Passo
della
Valletta
(1909
m),
si
abbandona
l'Alta
Via
e
si
scende
sul
versante
opposto,
attraversando
la
vecchia
strada
militare,
per
dirigersi
a
sud-est
lungo
un
sentierino
tra
i
larici.
A
quota
1800
circa
si
gira
a
sinistra
e
si
giunge
ad
un
tornante
della
rotabiie
che
dalla
Colla
Melosa
sale
ai
Monte
Grai
(quota
1792).
Trascurando
la
strada,
si
scende
a
destra
nel
bosco
fino
ad
un'ampia
sella
(quota
1740
circa),
quindi
si
piega
verso
nord
e
si
continua
a
scendere
in
diagonale
tra
i
larici.
Dopo
aver
attraversato
un
tratto
roccioso
(cavi
metallici),
si
incontra
nuovamente
la
rotabile
a
quota
1660.
Seguendola
in
discesa
si
ritorna
infine
alla
Colla
Melosa.
|
Dalla
Colla
Melosa,
per
il
Sentiero
degli
Alpini
(e
ritorno
lungo
il
versante
francese)
Difficoltà.
EE
Dislivello,
600
m
circa
all'andata;
230
m
circa
al
ritorno.
Tempo
di
salita:
3-3.30
ore
Tempo
complessivo.
5-6
ore
Materiale
utile.
spezzoni
di
corda
e
moschettoni,
per
assicurarsi
ai
cavi
d'acciaio
dei
Sentiero
degli
Alpini.
E'
il
più
classico
e
frequentato
tra
gli
itinerari
escursionistici
dei
gruppo
Toraggio-Pietravecchia.
All'andata
si
percorre
l'aereo
Sentiero
degli
Alpini,
che
richiede
un
po'
di
attenzione
in
alcuni
tratti
esposti.
Il
ritorno,
invece,
è
più
rilassante,
lungo
una
mulattiera
che
attraversa
gli
splendidi
boschi
di
larici
del
versante
francese.
In
primavera,
a
causa
dei
disgelo,
alcuni
tratti
dei
Sentiero
degli
Alpini
possono
essere
soggetti
a
frane;
la
presenza
di
residue
lingue
di
neve
può
inoltre
rendere
necessario
l'uso
di
piccozza
e
ramponi.
Alla
Colla
Melosa
si
trova
il
Rifugio
Allavena
(te].
0184/241155),
di
proprietà
della
Sezione
di
Bordighera
dei
CAI.
Accessi
stradali:
a)
Uscendo
al
casello
di
Arma
di
Taggia
dell'autostrada
Genova-Ventimiglia,
si
prende
a
sinistra
la
SS
548
che
risale
la
Valle
Argentina;
giunti
all'ingresso
di
Molini
di
Triora,
si
imbocca
a
sinistra
la
strada
provinciale
che
sale
alla
Colla
Langan,
e
da
qui
si
continua
a
destra
perla
Colla
Melosa
(1540
m),
b)Da
Ventimiglia
o
da
Bordighera
si
percorre
la
via
Aurelia
fino
a
Nérvia,
quindi
si
imbocca
la
strada
provinciale
che
risale
la
valle
omonima;
dopo
aver
superato
Pigna,
si
raggiunge
la
Colla
Langan,
e
poi
si
prosegue
a
sinistra
per
la
Colla
Melosa.
|
FIORI
RARI
PRESENTI
NEI
MONTI
TORAGGIO
E
PIETRAVECCHIA
Master
Franco
Carè
|